Gioie o dolori? Stabilito il nuovo switch-off al DVB-T2 – HEVC

NUOVA TECNOLOGIA NUOVO CAMBIAMENTO

C’è un articolo, il n°89,

nel testo della Finanziaria del 2018, che se da un parte mostra l’estremo interesse del nostro Paese verso la tecnologia televisiva, dall’altra preoccupa – non poco – gli Italiani.

Il testo completo non è lunghissimo ma è scritto in burocratese e, tra commi e richiami a decreti precedenti, finisce per diventare ostico e noioso.
Lo abbiamo letto per voi e sintetizzando, possiamo dividere i contenuti in due parti: una tecnica e una finanziaria.

Ma partiamo dal titolo dell’articolo
“Uso efficiente dello spettro e transizione alla tecnologia 5G”

Già ci viene rivelato un dettaglio su quelle che sono le motivazioni del Legislatore:  la “transazione a una nuova tecnologia: il 5G. Cosa significa?

 

PARTE TECNICA

Il nuovo standard DVB-T2 abbinato al codec HEVC entrerà in funzione entro il 30 giugno 2022 . In pratica le frequenze della banda a 700 MHz dovranno essere abbandonate dalla TV a favore della tecnologia mobile di quinta generazione in grado, secondo le previsioni, di offrire una qualità video e audio dagli standard molto più elevati.

Parentesi tecnica

Se oggi un solo MUX (multiplex) può ospitare 5/6 canali in qualità standard o al massimo 2 canali HD 720p, secondo OFCOM il DVB-T2 con codec H.264 consentirebbe la trasmissione di 4 canali HD 720p (o 1080i). La contemporanea transizione al codec H.265 (HEVC) porterebbe il numero dei canali HD 720p a 11 oppure in alternativa cinque canali 1080p. Il tutto abbinato all’incremento prestazionale fornito dal DVB-T2, che raggiunge i 45.5 Mbit/sec contro i 24 Mbit/sec del DVB-T.

Il codec

Per quel che riguarda il codec abbinato, tutti hanno concordato sull’opzione HEVC (High Efficiency Video Coding). Tuttavia, all’inizio, la scelta era fra due varianti possibili: l’ H.264/MPEG4, capace di fare meglio del MPEG2 di circa il 50% e già impiegato dai Blu-Ray, e l’H.265, la sua evoluzione, in grado di supportare  già l’Ultra HD e di arrivare, secondo le stime fino all’8K e anche di più. Non male no? Alla fine si è deciso proprio per questa versione.

 

 

fig.1 La diffusione del digitale nel mondo

 

PARTE FINANZIARIA

Il progresso tecnologico entusiasma tutti. Ma quale sarà il costo di questo cambiamento?
Con l’entrata in funzione del nuovo standard, la maggior parte degli italiani sarà costretta ad acquistare una nuova Smart TV o un decoder senza i quali non sarà possibile fruire delle trasmissioni televisive. La domanda che tutti ci poniamo: il cittadino dovrà provvedere da sé o riceverà un aiuto da parte dello Stato?
A riguardo il decreto si esprime in maniera semi-chiara:

“contributo ai costi a carico degli utenti finali per l’acquisto di apparecchiature di ricezione televisiva […] sono assegnati 25 milioni di euro per ciascuno degli esercizi finanziari 2019-2022”

Dunque ci saranno dei bonus per il cittadino, ma il decreto non dice se il contributo andrà a coprire interamente il costo del decoder o solo una parte,  se sarà destinato a tutte le famiglie o solo alle meno abbienti, e se sarà conferito come sconto direttamente all’acquisto  o in forma di detrazione fiscale.


CURIOSITA’

Leggendo il decreto ci si accorge  di un dettaglio non da poco: vengono ripetute più e più volte l’espressione “tabella di marcia” e “secondo il piano”.
Si fa riferimento al Piano Nazionale Assegnazione Frequenze,  abbreviato in PNAF.

Si deve sapere, infatti, che non tutti gli esperti del settore sono concordi nell’approvare la nuova tecnologia, almeno nell’immediato. Già il codec H.264/MPEG4 (il codec scartato) era stato criticato per avere ben 27 sotto-standard che possono essere (o meno) supportati singolarmente.

Per altro gli addetti ai lavori sostengono che necessariamente occorrerà utilizzare il nuovo codec HEVC (H.265), senza il quale il digitale terrestre di seconda generazione perde praticamente molti dei vantaggi rilevati sulla carta. Sostengono anche, però, che il codec debba ancora essere perfezionato.
Per questo motivo è stato previsto un piano triennale di sviluppo sul quale, nel maggio di quest’anno, si è anche espresso l’AGCOM con parere positivo.

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UN ASPETTO MOLTO INTERESSANTE

Il comunicato dell’AGCOM insiste più volte sulla necessità di spezzare il monopolio attuale individuando più soggetti trasmittenti:
“il Piano si conforma ai principi di uso pluralistico ed efficiente delle frequenze su tutto il territorio […] Secondo quanto indicato dalla legge, il PNAF riserva oltre un terzo delle frequenze pianificabili alle emittenti televisive locali. Al fine di garantire il massimo pluralismo e di favorire un uso efficiente ed effettivo delle frequenze, la pianificazione di dettaglio avverrà attraverso la convocazione di appositi “tavoli tecnici”

 

MEGLIO NON CORRERE

Rimane però la questione aperta dello standard HEVC che nei prodotti entry-level è spesso a 8 bit, mentre la tecnologia di riferimento è a 10 bit (Main 10). Se i broadcaster decidessero per la versione più potente – per il 2022 è quasi scontato – chi possiede quella inferiore potrebbe avere problemi di fruizione. Quindi attenzione a procedere con acquisti anticipati: i prodotti dovranno essere DVBT2 con HEVC 10 bit.
Decidendo una tabella di marcia indicativa si spera si garantiranno acquisti corretti da parte dei consumatori e una corretta produzione degli apparati, stabilendone investimenti e quantità necessarie a soddisfare il mercato italiano”.

 

Categorie: Notizie IPTV & SAT